marocco belgio

Il multiculturalismo europeo fallisce ancora

Una partita di calcio, a quanto pare, può far esplodere una guerriglia urbana. E questo è ciò che è accaduto dopo la vittoria del Marocco sulla favorita Belgio nel Mondiale in corso in queste settimane in Qatar.

La comunità marocchina presente nella capitale belga, una delle più grandi in Europa, ha messo a ferro e fuoco il centro cittadino rendendo inutile ogni tipo di contenimento da parte delle autorità scese in strada. Devastazione generale, atti vandalici, polizia assaltata, strade che sembravano quasi un campo di battaglia con automobili e altri mezzi bruciati. Tutto per una partita di calcio, o quasi. Perché dietro all’attenuante della vittoria improbabile della nazionale nordafricana – festeggiata in altre aree in maniera decisamente più civile – a quanto pare c’è molto di più, un modello multiculturale europeo tanto sponsorizzato quanto difettoso sotto molti punti di vista.

Le ore successive alla partita sono state il simbolo del fallimento del multiculturalismo fondato sull’integrazione e sull’accoglienza senza freni di cittadini di seconda o terza generazione che si sentono molto più marocchini che belgi. E soprattutto dopo gli attentati del 2016 che condannarono il quartiere di Molenbeek a luogo simbolo dell’insoddisfazione e del fallimento multiculturale la comunità marocchina si è sentita ancora più estraniata, tanto che poi basta una partita di calcio per far esplodere la rabbia e a mettere a ferro e fuoco intere città, da Bruxelles a Liegi passando per Anversa. Non è la prima né l’ultima volta che un piccolo pretesto fa esplodere la guerriglia nelle città europee dove la mancata integrazione delle comunità straniere crea disagi e, in casi come questo, delle vere e proprie rivolte urbane.

I palazzi del potere europeo, che hanno sede proprio lì a Bruxelles dove tutto è degenerato, ora si ritrovano faccia a faccia con la dura realtà, un problema verso cui non si può più scappare perché basta un piccolo banale pretesto per far scattare la scintilla. Questo sentimento di malumore represso parte sempre da quei quartieri periferici in cui da anni gli abitanti stranieri o di origine straniera hanno preso numericamente il sopravvento e alla base di esplosioni di rabbioso dissenso come quelle verificatesi in Belgio c’è sempre l’odio verso l’Occidente e quei Paesi che li hanno accolti in passato.

La guerriglia scoppiata a Bruxelles e in altre città belghe è l’ennesimo esempio di come anni e anni di politiche europee sull’immigrazione e sull’integrazione fondate su un’accoglienza incontrollata e un eccessivo lassismo abbiano contribuito a creare non effetti positivi bensì un malessere diffuso capace di esplodere violentemente anche mentre si festeggia una vittoria al Mondiale di calcio.

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